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Francesca Brandoli è stata trovata senza vita nella sua cella del carcere di Bollate, in provincia di Milano, dove stava scontando la pena all’ergastolo. Secondo le notizie riportate, si sarebbe suicidata durante la notte.
Il Garante milanese dei diritti dei detenuti, Francesco Maisto, che l’aveva incontrata due settimane prima, ha espresso sorpresa e sgomento per l’accaduto, sottolineando che, nonostante alcuni problemi di salute, nulla lasciava presagire un simile gesto.
Francesca Brandoli, nata nel 1973, è stata protagonista di un caso giudiziario che ha suscitato notevole attenzione in Italia.
Nel 2006, all’età di 33 anni, è stata coinvolta nell’omicidio dell’ex marito, Christian Cavalletti, un artigiano di 34 anni residente a Reggiolo, nella provincia di Reggio Emilia.

Il 30 novembre di quell’anno, Cavalletti è stato brutalmente assassinato davanti alla sua abitazione, subendo ferite mortali da coltello e martello.
Le indagini hanno rivelato che Francesca Brandoli, insieme al suo compagno dell’epoca, Davide Ravarelli, aveva pianificato l’omicidio con l’obiettivo di ottenere la custodia dei due figli avuti con Cavalletti, che proprio quel giorno erano stati affidati al padre dal Tribunale dei minori di Bologna.
Nel 2010, la Corte di Cassazione ha confermato la condanna all’ergastolo per Francesca Brandoli e Davide Ravarelli, riconoscendo la premeditazione del delitto.
Le prove includevano l’acquisto, poche ore prima dell’omicidio, di un coltello e un martello presso un centro commerciale, strumenti compatibili con le ferite riscontrate sulla vittima.
Durante la detenzione nel carcere della Dozza a Bologna, Francesca Brandoli ha incontrato Luca Zambelli, anch’egli condannato per l’omicidio della moglie, Stefania Casolari, avvenuto nel 2006.
I due si sono sposati nel 2011 all’interno del carcere, suscitando polemiche e l’opposizione delle famiglie coinvolte. Tuttavia il matrimonio si è concluso con un divorzio consensuale nel 2016, dopo cinque anni di unione.
La vicenda di Francesca Brandoli rimane emblematica delle complesse dinamiche familiari e delle tragiche conseguenze che possono derivare da conflitti irrisolti, evidenziando al contempo le sfide del sistema penitenziario italiano nel gestire situazioni di tale delicatezza.