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Piazza della Loggia, una delle stragi di Stato di matrice fascista, dopo 51 anni ha un colpevole, quantomeno in primo grado. Si tratta di Marco Toffaloni, all’epoca un ragazzino veronese nemmeno diciassettenne, ma già con maturate idee di estrema destra, oggi un attempato signore di 67 anni, diventato nel frattempo cittadino svizzero con un nome diverso. Il Tribunale dei Minori di Brescia ( eh già, all’epoca il quasi settantenne era minorenne), ha condannato Toffaloni a 30 anni, riconoscendolo come uno degli esecutori materiali della strage.
Secondo i giudici che hanno inflitto il massimo della pena per un tribunale minorile, è stato Toffaloni a mettere l’ordigno esplosivo in un cestino sotto i portici di Piazza della Loggia, lo dimostra una foto dell’epoca, da sempre agli atti, che dimostra che l’allora sedicenne si era anche fermato per assicurarsi che tutto andasse secondo i piani e si era trattenuto sul posto anche dopo l’esplosione.
Nell’attentato morirono 8 persone e ne rimasero ferite 102, Toffaloni ha vissuto per 51 anni impunito e qualora la sentenza diventasse definitiva, non sconterà neanche un giorno di carcere. L’imputato non era in aula per la lettura della sentenza, tantomeno lo è stato nelle udienze precedenti. Dagli anni ’90 è cittadino svizzero e le Autorità elvetiche hanno già precisato che non consegneranno Toffaloni all’Italia, essendo per loro il reato ampiamente prescritto.
La commozione di Manlio Milani marito di una delle vittime
Commosso Manlio Milani, che quel 28 maggio 1974 perse sua moglie Livia Bottardi a causa della deflagrazione dell’ordigno. Da anni come presidente della Casa della Memoria di Brescia, sta portando avanti la sua battaglia per la verità, non si è mai accontentato delle condanne definitive all’ergastolo nel 2017 di Carlo Maria Maggi e Maurizio Tramonte, considerati i mandanti della strage.
Milani ha commentato subito dopo la sentenza, che alla verità si era giunti dopo 3 giorni e che tutti sapevano, ma nessuno si è mosso: “Questa condanna di Toffaloni, certifica soprattutto che tutti sapevano tre giorni dopo la strage. E aspettare 50 anni per arrivare alla verità è davvero una cosa che mi sconvolge. E’ giusto che ci sia stata questa sentenza così come è giusto che i magistrati siano andati avanti a fare il lavoro mentre è ingiusto che la magistratura sia messa sotto attacco in questo momento”
Il PM: “Nel 1974 non si fecero diverse cose”
Per l’accusa in aula erano presenti il pm Caty Bressanelli e Silvio Bonfigli, ora procuratore capo a Cremona, ma per anni procuratore aggiunto a Brescia, da quest’ultimo è arrivata l’ammissione che nel 1974 non si fecero diverse cose, che avrebbero portato ad individuare i colpevoli in poche settimane:
“Noi abbiamo battuto molto sulle trame atlantiche e soprattutto sui depistaggi. L’abbiamo anche detto nelle varie fasi del processo. Insomma questa era una vicenda nella quale se tutti avessero fatto il loro dovere ad agosto del 1974 poteva essere conclusa. Quello di oggi è comunque solo il primo passo, naturalmente, perché adesso bisogna aspettare gli altri gradi di giudizio”
Lunedì 7 aprile la strage di Piazza della Loggia torna in aula
Lunedì la strage tornerà in aula, questa volta nel tribunale ordinario, per il processo a carico di Roberto Zorzi, considerato il secondo esecutore materiale della strage, 21enne all’epoca della strage, ora ultrasettantenne residente negli Stati Uniti dove gestisce un allevamento di cani che ha chiamato “Il Littorio” per non dimenticare le sue simpatie per il Ventennio. Sempre Lunedì è attesa la testimonianza di Ombretta Giacomazzi considerata un teste chiave dell’accusa, la grande accusatrice.
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